Zippora ci racconta la sua esperienza di operatrice volontaria in questa rubrica dedicata interamente al Servizio Civile Universale.
Ciao a tutti, sono Zippora, vengo dalla città di Verona, vi racconto un po’ la mia esperienza come operatrice volontaria del servizio civile presso la casa “Tusini”, a Bardolino, sul lago di Garda.
Mi sento molto fortunata, perché questa è una realtà un po’ speciale… prima di tutto è in un posto bellissimo; pensate che molti turisti entrano “per sbaglio” per poter vedere l’intero lago dall’alto e restare a contemplare l’alba, il tramonto, le stelle.
Questa realtà è una casa salesiana a conduzione laicale, cioè una casa in cui non ci sono i salesiani o le figlie di Maria Ausiliatrice, ma in cui il carisma di don Bosco viene trasmesso ai ragazzi dai laici che qui vivono e lavorano, in particolare da Matteo e Martina, che con la loro famiglia dirigono l’opera.
La mia fortuna non è solo quella di lavorare qui, ma di poter vivere insieme a Matteo, Martina, ai loro due figli più piccoli e insieme anche ad altre tre ragazze, Martina, Agnese e Maria, che come me, per motivi diversi, hanno chiesto di entrare a far parte della comunità.
Matteo e Martina ci hanno accolto, ciascuna con i suoi desideri, il suo cammino, le sue scelte da compiere, e come noi anche altri giovani che in questo ultimo anno abbiamo visto arrivare e poi salpare… siamo un vero porto di mare!
La vita familiare della nostra comunità inizia la mattina quando ci troviamo nella cappellina che abbiamo in casa per pregare insieme le lodi. Dopo la colazione ciascuno comincia il suo lavoro, in mezzo ai ragazzi e per i ragazzi.
Nonostante i nostri incarichi siano diversi, cerchiamo tutti di camminare sulle orme di due guide: la prima è don Bosco. Lo sentiamo sempre presente in mezzo a noi e cerchiamo di parlare di lui ai ragazzi attraverso l’oratorio, la scuola, la casa famiglia. La seconda guida è il padre Ugo, un salesiano che negli anni settanta fondò l’Operazione Mato Grosso, un movimento di giovani che lavorano per la gente che vive in Italia e mandano tutto ciò che ricavano in missione, ai poveri del sud America. Questi gruppi di ragazzi sono tanti, sparsi in tutta Italia, pensate che già solo tre gruppi sono della zona qui vicina al Tusini e levitano intorno alla casa…
L’unione di questi due mondi, la possibilità di vivere per i ragazzi e per i poveri mi hanno portato qui e mi hanno spinto a scegliere di fare qui il mio anno di servizio civile.
Ciò che più rende casa questo posto per me sono i ragazzi che incontro ogni giorno in cortile… sono grandi, hanno tra i 14 e 18 anni, sono tutti diversi, sono i miei “poveri”. Non mi chiedono molto, eppure mi chiedono tutto, un po’ di affetto, un po’ di amore, di essere guardati, di essere visti. In ognuno vedo qualcosa di particolare, un cuore buono, che spesso è nascosto sotto strati di maschere e paure, ma che viene fuori quando si sente capito, quando incontra la proposta giusta. Per qualcuno viene fuori facendo l’animatore, per qualcuno lavorando per i poveri, per qualcuno partecipando al coro della scuola, il sogno è che ciascuno trovi ciò che può renderlo felice.
Queste settimane di marzo abbiamo vissuto i ritiri con tutte le classi, seguendo i passi di San Francesco. Abbiamo chiesto ai ragazzi di vivere una giornata di scuola diversa dal solito, di camminare e fare un po’ fatica, di pensare, di ascoltare, di riflettere. Dopo una mattinata di ritiro un ragazzo si è avvicinato e mi ha detto: “Mi è piaciuto molto. Nessuno mi aveva mai dato 10 minuti per stare in completo silenzio e riflettere sulle domande che ho dentro”.
A te, che stai scegliendo se iscriverti al bando del servizio civile per l’anno prossimo, voglio solo dire: i ragazzi ci stupiscono, ci commuovono, in loro ti ritroverai. Fidati, sarà un anno di cuore.
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