“Caffè Teologico” è un dialogo semplice e profondo nato in oratorio, dove le domande dei giovani incontrano la sapienza della fede cristiana senza paura e senza formule preconfezionate. Con Teofilo, “l’amico di Dio”, ogni puntata diventa un’occasione per cercare verità, luce e senso nella vita concreta. Oggi in questo Caffè Teologico parliamo di: Perché dovrei fidarmi della chiesa?
Perché dovrei fidarmi della Chiesa se a volte sembra così lontana dal Vangelo?
Come può parlare di Dio un’istituzione con scandali e incoerenze?
Non sarebbe meglio credere in Dio da soli, senza coinvolgere la Chiesa?
Queste domande emergono spontanee quando si guardano le ferite della storia cristiana. È vero: nella vita della Chiesa ci sono ombre, limiti, cadute. Ma il cristianesimo non nasconde questa realtà; anzi, la legge con una profondità che nessuna autocritica umana può raggiungere.
La Chiesa non è un’idea perfetta calata dal cielo: è una comunità fatta di uomini e donne reali. Ed è proprio qui che comincia il punto decisivo. La Chiesa non è santa perché i suoi membri sono irreprensibili. È santa perché appartiene a Cristo. La sua santità viene da Lui, non dalle nostre capacità. Noi possiamo tradirla, Cristo no. Noi possiamo allontanarci dal suo Vangelo, Lui continua a rimanere fedele al suo popolo. Questa differenza è fondamentale per leggere la Chiesa nella verità.
Ma come posso distinguere la Chiesa voluta da Cristo dagli errori di chi la compone?
Cristo non ha creato un gruppo perfetto, ma una comunità chiamata alla conversione. Ha scelto Pietro, che cadrà più volte; ha scelto apostoli fragili, impauriti, incoerenti. Non ha fondato la Chiesa su persone impeccabili, ma su uomini attraversati dalla misericordia. Per questo nel cristianesimo non si dice: “La Chiesa è senza peccato”, ma: “La Chiesa è il luogo in cui il peccato viene perdonato”. E da duemila anni questo perdono non si è mai interrotto.
Se guardiamo ai secoli con onestà, non troviamo solo errori: troviamo santi, opere di carità, vite donate senza misura, uomini e donne che hanno trasformato la storia nel silenzio o nella luce pubblica. Le incoerenze della Chiesa feriscono; la santità che passa attraverso di lei risana.
E allora perché non credere in Dio da soli, senza Chiesa?
Perché la fede cristiana non è un cammino solitario. È una comunione. Cristo non ha chiamato individui isolati: ha riunito un popolo. Ha promesso la sua presenza non solo nel cuore di ciascuno, ma nella comunità radunata, nella Parola proclamata, nei sacramenti celebrati. Dire “credo in Dio, ma non nella Chiesa” significa non accorgersi che è proprio nella Chiesa — fragile, ferita, povera — che Cristo continua a incontrare l’umanità.
Il cristiano non si affida alla Chiesa al posto di Dio. Si affida alla Chiesa perché Dio l’ha scelta come strumento. È il luogo dove Cristo continua a salvare, a parlare, a nutrire. Senza questa comunità, la fede diventa un’interpretazione privata, che rischia di adattarsi alle nostre misure. La Chiesa custodisce un Vangelo che non ci inventiamo da soli, e ci protegge dal credere in un Dio modellato su di noi.
E come posso fidarmi, concretamente, nonostante tutto?
Con uno sguardo adulto. Non idealizzando, ma nemmeno riducendo tutto agli scandali. La Chiesa va amata come si ama una casa: sapendo che ha bisogno di essere continuamente pulita, riparata, rinnovata, e che allo stesso tempo è il luogo dove si torna, dove ci si nutre, dove si trova misericordia. Chi cerca Cristo nella Chiesa non resta mai a mani vuote.
Una domanda semplice può essere un passo: “Cosa nella mia vita ho ricevuto dalla Chiesa che non avrei potuto darmi da solo?”. La risposta, quasi sempre, riguarda un volto, un perdono, una parola che ha sostenuto il cammino.
Parola: “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa.” (Matteo 16,18)
Tradizione: La santità della Chiesa nonostante il peccato dei suoi membri.
Magistero: Lumen Gentium, specialmente i capitoli sulla Chiesa come Popolo di Dio e Corpo di Cristo.
Catechismo: Numeri 748-945 sulla natura e la missione della Chiesa.
Arte: Pietro Perugino, La Consegna delle Chiavi. Cristo affida la sua missione a uomini fragili: un gesto che dice fiducia e responsabilità, non perfezione.
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