La pace del cuore

Quando smetto di combattermi

Quaresima 2026: Per costruire una pace disarmata

Dopo i primi giorni di Quaresima, può emergere una sensazione ambivalente. Da una parte il desiderio di fare chiarezza dentro di sé, dall’altra la fatica di guardare ciò che si muove nel cuore. È una fase normale del cammino. Quando si smette di fuggire dai conflitti interiori, come abbiamo visto nei giorni scorsi, affiora una domanda più profonda: è possibile vivere una pace che non dipenda dalle circostanze, ma che accompagni la vita anche nelle sue contraddizioni?

La tradizione cristiana parla di “pace del cuore”, un’espressione che rischia di essere fraintesa se la immaginiamo come serenità costante o benessere emotivo. In realtà indica una condizione più realistica e più esigente, che nasce dal rapporto con sé stessi e con Dio.

Il cuore come luogo decisivo

Nella Bibbia il cuore non è mai un luogo ideale o già sistemato. È il centro della persona, il punto in cui si incrociano desideri, paure, scelte, intuizioni. È il luogo in cui si decide come stare nella vita.

Quando il cuore non viene ascoltato, tende a indurirsi. Le tensioni si accumulano, le emozioni non trovano spazio, le ferite restano aperte. Da qui nasce molta della fatica che sperimentiamo: irritabilità, stanchezza, chiusura, difficoltà a fidarsi. La pace del cuore inizia quando si accetta di abitare questo spazio con verità, senza pretendere di sistemarlo subito.

Una inquietudine molto contemporanea

Molti giovani oggi vivono una inquietudine diffusa. Non sempre è legata a problemi evidenti. Spesso nasce da una pressione costante: dover essere all’altezza, rispondere alle aspettative, non deludere, non sbagliare. Il cuore resta in tensione continua, come se non potesse mai abbassare la guardia.

Questa condizione, nel tempo, genera una fatica profonda. Non si tratta solo di stanchezza fisica, ma di un logoramento interiore. Anche chi è impegnato, attivo, generoso può sperimentare questa lotta silenziosa. La Quaresima intercetta proprio questo punto fragile, non per giudicarlo, ma per aprire uno spazio di respiro.

La pace come affidamento

Nel Vangelo, Gesù parla di una pace che lascia in eredità ai suoi. È una pace che accompagna, che sostiene, che non viene meno nelle prove. Nasce da un rapporto di fiducia, non dall’autosufficienza.

La pace del cuore cresce quando si accetta di non bastare a sé stessi. Quando si smette di vivere tutto come una prestazione. Quando si riconosce che anche le fragilità possono diventare luogo di incontro con Dio. In questo senso, la pace è profondamente legata all’affidamento, alla capacità di consegnare ciò che non si riesce a tenere sotto controllo.

Un tempo favorevole per ascoltarsi

La Quaresima è un tempo prezioso proprio per questo. Invita a rallentare, a creare spazi di silenzio, a rientrare in sé stessi. Non per analizzarsi in modo ossessivo, ma per riconoscere ciò che accade dentro e offrirlo a Dio.

La pace del cuore non nasce tutta insieme. È un equilibrio che si costruisce nel tempo, attraverso scelte semplici e fedeli. Richiede pazienza, ma restituisce libertà.

Una consegna per la settimana

  • Scegli un breve momento quotidiano (5-10 minuti) per fermarti senza distrazioni.
  • Lascia emergere ciò che senti, senza voler risolvere. Ascolta semplicemente.

Per continuare il cammino

La pace del cuore non elimina i conflitti. Aiuta ad attraversarli senza farsi del male. È una pace che accompagna, che sostiene, che rende la vita più abitabile.

La Quaresima offre questo tempo come un dono. Un tempo per smettere di combattere contro sé stessi e imparare, lentamente, a fidarsi.

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