Salesiani per il sociale richiama l'importanza di tutelare la specificità della giustizia minorile, promuovendo un equilibrio tra sicurezza, responsabilizzazione e percorsi educativi per i giovani.
In merito al disegno di legge che intende intervenire sull’articolo 98 del Codice penale, introducendo una presunzione relativa (iuris tantum) dell’imputabilità per i minori tra i 14 e i 18 anni, superabile attraverso una prova contraria, Salesiani per il sociale ritiene necessario richiamare l’attenzione sulla specificità della giustizia minorile. La sicurezza delle persone e delle comunità è un’esigenza democratica reale e una componente essenziale del bene comune. Le istituzioni hanno il dovere di contrastare la violenza, proteggere i cittadini e intervenire con fermezza di fronte ai reati che coinvolgono anche gli adolescenti. Sottovalutare la domanda di sicurezza presente nei territori sarebbe un errore. Proprio perché deve essere tutelata attraverso mezzi giusti, proporzionati e rispettosi della dignità di ogni persona, la sicurezza richiede risposte pubbliche efficaci ed equilibrate, capaci di intervenire non soltanto sulle conseguenze dei reati, ma anche sulle condizioni che li generano.
Se da un lato l’intervento lascia immutata la soglia dei 14 anni, dall’altro è essenziale che il nuovo criterio probatorio non indebolisca, nella sua concreta applicazione, la valutazione individualizzata della maturità dell’adolescente e le garanzie proprie del sistema minorile. La forza di questo sistema risiede, infatti, nella capacità di commisurare la risposta giudiziaria alla reale consapevolezza del ragazzo, valorizzando ogni possibilità di responsabilizzazione, recupero e reinserimento. Il rischio è che una modifica apparentemente tecnica contribuisca, nella prassi e nel dibattito pubblico, a considerare il minorenne come un adulto in forma ridotta, indebolendo progressivamente la specificità educativa della giustizia minorile.
«Responsabilizzare un adolescente non significa semplicemente punire – dichiara don Francesco Preite, presidente nazionale di Salesiani per il sociale – ma accompagnarlo a comprendere il senso del limite e offrirgli percorsi di consapevolezza, riparazione e reinserimento». È una prospettiva autorevolmente richiamata anche dalla Conferenza Episcopale Italiana, che, attraverso le parole di mons. Francesco Savino, ha sottolineato l’importanza di un investimento educativo capillare su tutto il territorio nazionale.
Il Sistema Preventivo di don Bosco insegna a leggere il comportamento dei ragazzi alla luce della loro storia, delle fragilità familiari, delle condizioni sociali e delle opportunità formative ricevute. Nelle comunità educative, negli oratori e nei servizi territoriali incontriamo ogni giorno storie segnate da povertà educativa, marginalità, solitudine e assenza di prospettive. L’esperienza dimostra che relazioni educative stabili, formazione professionale, accompagnamento personalizzato e sostegno alle famiglie rappresentano alcuni degli strumenti più efficaci per prevenire e interrompere percorsi di devianza.
Salesiani per il sociale auspica, pertanto, che il dibattito parlamentare rappresenti un’occasione di confronto sereno e approfondito, capace di valorizzare l’ascolto dei magistrati minorili, degli educatori, degli assistenti sociali, delle famiglie e delle realtà del Terzo Settore. Allo stesso tempo, auspica che l’impegno del Governo si traduca in politiche coerenti e strutturali, capaci di sostenere gli educatori e quanti operano quotidianamente sul campo, rafforzando gli interventi di prevenzione educativa nei territori. «La domanda non è soltanto come intervenire dopo un reato, ma come evitare che un ragazzo arrivi a commetterlo», conclude don Francesco Preite.
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