Di che cosa abbiamo paura?

Una serie di dialoghi tra quattro giovani pensatori che, nei luoghi quotidiani della vita, si confrontano sulle grandi domande dell’esistenza.

Zander Bederi Zander Bederi

La compagnia del pensiero

Io sono Alessio, ho 18 anni. Ho una mente logica e concreta: cerco ordine nelle cose e mi sento bene quando riesco a dare forma ai miei pensieri. Amo le idee chiare, anche se sto imparando che la vita parla anche attraverso ciò che non posso controllare.

Io sono Marta, ho 20 anni. Guardo il mondo con sensibilità e apertura. Le domande le vivo dall’interno, e ciò che mi tocca lo sento profondamente. Le emozioni non mi spaventano: spesso sono loro a indicarmi la strada verso ciò che è vero.

Io sono Luca, ho 23 anni. Sono diretto, a volte spigoloso, e tengo i piedi per terra. Vedo ciò che non funziona e non ho paura di dirlo. Dentro la mia durezza, però, abita un desiderio sincero di autenticità che continua a chiedermi onestà.

Io sono Sofonia, poco più che trentenne. Porto con me un silenzio che nasce da ferite attraversate e domande che non si lasciano zittire. Ho imparato ad ascoltare ciò che si muove sotto la superficie delle cose, dove luce e ombra si sfiorano. Parlo poco, perché so che alcune verità si rivelano solo a chi accetta il mistero.


La chiesetta di campagna era quasi deserta. L’odore del legno antico, il silenzio fitto, il colore tenue che filtrava dalle vetrate davano all’aria un senso di sospensione. Non era un silenzio vuoto: sembrava piuttosto uno spazio che invitava a non fuggire da ciò che abita dentro.

Luca: Non so perché, ma ogni volta che entro in chiesa mi viene addosso una specie di inquietudine. Non per la fede… è più come se il silenzio mi costringesse a guardarmi dentro. E quello mi fa paura.

Marta: Anche a me. La paura, spesso, nasce proprio da ciò che non sappiamo nominare. Quando non capiamo bene cosa ci fa stare male, la mente ingigantisce tutto. È come un’ombra che si muove, ma non riesci a capire da dove arriva.

Alessio: Io tendo ad avere paura di perdere il controllo. Quando non capisco una situazione, quando non so cosa succederà… è come se qualcosa si incrinasse. Mi dà fastidio non riuscire a governare gli eventi. Forse è una paura un po’ razionale, ma la sento forte.

Marta: Non credo sia razionale. È umana. A volte temo le cose più piccole: uno sguardo frainteso, una parola che non ho detto, l’impressione di non essere abbastanza per qualcuno. Sono paure che non si possono misurare, ma che occupano spazio.

Luca: Io invece ho paura di certe cose molto concrete: non farcela, sbagliare, deludere. Più cresco, più mi accorgo che la paura non è un ostacolo: è una compagna di strada scomoda.

Sofonia osservava i tre, lasciando che le loro parole trovassero il loro ritmo. Poi posò lo sguardo su una candela accesa vicino al presbiterio, il cui tremolio sembrava dire qualcosa che le parole da sole non riuscivano a esprimere.

Sofonia: Le paure hanno volti diversi, ma spesso parlano la stessa lingua: quella della verità che tenta di farsi spazio. Non sono soltanto fragilità da combattere; a volte sono richiami. Richiami a ciò che ci sta a cuore, a ciò che temiamo di perdere, a ciò che desideriamo proteggere.

Alessio: Quindi la paura può anche essere qualcosa di buono?

Sofonia: Può diventarlo, se la ascoltiamo con attenzione. Non per lasciarcene dominare, ma per capire cosa ci sta dicendo. C’è una paura che chiude e una che apre. La prima ci immobilizza; la seconda ci rivela qualcosa che non avevamo ancora il coraggio di vedere. Gli antichi lo sapevano: la paura è come una soglia, e non tutte le soglie vanno evitate.

Marta: Forse per questo, qui dentro, la paura si sente di più. Il silenzio tira fuori tutto.

Sofonia: Sì, perché il silenzio è uno specchio. Non distorce, non abbellisce, non riduce. Mostra. E ciò che mostra non è sempre facile da accogliere. Ma la paura che nasce dalla verità non distrugge: purifica.

Luca: Allora la vera domanda non è come liberarsi della paura…

Sofonia: …ma quale verità, oggi, la nostra paura sta cercando di rivelare. È una domanda che non pretende risposta immediata. Chiede soltanto di essere ascoltata, con onestà e con rispetto.

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