Belli dentro

La nuova rubrica dall'IPM di Rovigo

Belli Dentro è uno sguardo sulla vita quotidiana dell’Istituto Penale per i Minorenni “Antonio Vivaldi” di Rovigo, raccontata da don Lorenzo Piola, salesiano e cappellano dell’IPM.

Belli Dentro è uno sguardo sulla vita quotidiana dell’Istituto Penale per i Minorenni “Antonio Vivaldi” di Rovigo, raccontata da don Lorenzo Piola, salesiano e cappellano dell’IPM.

Storie, incontri, piccoli passi, fatiche e occasioni di riscatto vissuti accanto ai ragazzi detenuti, agli educatori, agli agenti e ai volontari che ogni giorno abitano questo luogo. Un racconto che prova ad andare oltre le sbarre e oltre le etichette, perché un ragazzo non coincide mai con l’errore che ha commesso.

Nello stile di Don Bosco, che sapeva vedere in ogni giovane un punto accessibile al bene, questa rubrica vuole raccontare ciò che spesso rimane nascosto: la possibilità di ricominciare, la forza delle relazioni e quella speranza che può nascere anche nei luoghi più difficili.

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Belli Dentro n. 10
IPM "Antonio Vivaldi", Rovigo · 3 ottobre 2026

L'IPM (Istituto penale per i minorenni) di Rovigo è aperto dal 23 febbraio 2026 ed è l'unico carcere minorile del Triveneto. Accoglie ragazzi di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige: minorenni e giovani adulti, fino ai 25 anni, che hanno commesso il reato prima della maggiore età.

Diamo i numeri

Abbiamo messo in fila ingressi e uscite da febbraio ad oggi. Sono passati dall'istituto una sessantina di ragazzi. Alcuni sono usciti e poi rientrati. Oggi ce ne sono 26. A metà settembre però si è arrivati a 33 presenze, su 31 posti.

La crescita si legge mese per mese. A giugno i ragazzi presenti erano in media 22, a settembre 29. Tra agosto e settembre ne sono entrati venti. Dei 26 presenti oggi, 18 non hanno ancora diciotto anni. Uno ha compiuto 15 anni dentro.

Poi c'è un dato che smonta parecchi luoghi comuni. Più della metà sono nati in Italia, nelle provincie di: Treviso, Verona, Udine, Vicenza, Pordenone, Venezia e Trento, ma anche a Milano o a Palermo. Nascere qui non racconta tutta la storia di una famiglia, ma dice dove questi ragazzi sono cresciuti: nei nostri territori, sono passati per le nostre scuole e alcuni addirittura hanno frequentato i nostri oratori.

Quanto restano? Chi è già uscito è rimasto in media due mesi e mezzo: il minimo è stato due settimane, il massimo sette mesi. Per quasi tutti il carcere minorile è un passaggio, non una destinazione. Conta quello che trovano qui dentro, e conta ancora di più quello che trovano dopo.

Dei ragazzi usciti, alcuni sono stati accolti in una comunità educativa o terapeutica. Altri sono stati trasferiti presso istituti minorili in giro per l'Italia, e qualche neomaggiorenne è passato alle carceri per adulti. Molto raramente tornano liberi perché la pena è finita. Riguardo a questo, c'è un aspetto doloroso che sfugge ai conteggi e alle statistiche: nella maggior parte dei casi i ragazzi partono e non c'è nemmeno la possibilità di salutarsi. I volontari che prestano servizio stabilmente, che con tanta pazienza e dedizione hanno cercato di instaurare un legame significativo, spesso non sanno per tempo quando un ragazzo esce, né dove va a finire. Chi lo ha accompagnato per settimane, giocando a carte, a biliardino o a ping-pong, o aiutandolo a scrivere una lettera, perde il filo il giorno stesso della partenza. Queste interruzioni sono una delle fatiche più grandi di questo servizio.

Dove attecchisce la violenza

Un'indagine nazionale aiuta a leggere quello che vediamo ogni giorno. Si chiama ESPAD Italia ed è curata dall'Istituto di fisiologia clinica del CNR: raccoglie in classe i questionari anonimi degli studenti delle scuole superiori. L'edizione 2025, diffusa a fine luglio, ha coinvolto oltre 17.000 ragazzi e ragazze tra i 15 e i 19 anni. Il dato generale è pesante. Il 43,4% degli studenti racconta di essere stato coinvolto, nell'ultimo anno, in almeno un episodio violento, come autore o come vittima. Parliamo di risse, danni a cose, ferite che hanno avuto bisogno di cure. In tutta Italia sono più di un milione di adolescenti.

Il dato più interessante per noi è dove la violenza attecchisce. Prendiamo il rapporto con gli insegnanti. Tra gli studenti che dicono di averlo difficile, quasi uno su due è coinvolto in episodi violenti (48,1%). Tra quelli che con gli insegnanti non hanno problemi, circa uno su cinque (19,5%). Con i genitori succede la stessa cosa: chi ha un rapporto difficile con mamma e papà è coinvolto nel 43,1% dei casi, chi ce l'ha sereno nel 21,2%. In entrambi i casi, quando la relazione con l'adulto si incrina, il rischio raddoppia. Funziona anche al contrario. La violenza è più rara tra chi ha genitori che sanno dove e con chi passa il sabato sera, e tra chi legge libri senza che nessuno glielo imponga. Il CNR avverte che sono associazioni, non rapporti di causa ed effetto. Ma è esattamente quello che vediamo qui dentro, letto dall'altra parte delle sbarre: la violenza cresce dove le relazioni con adulti significativi si sono spezzate, e si ferma dove qualcuno torna a esserci.

Arte che resta

Dal 24 al 28 agosto, per cinque pomeriggi di due ore, i ragazzi hanno lavorato con l'associazione Art Flood al laboratorio "Racconti di comunità". Il laboratorio faceva parte del festival DeltArte ed è stato possibile grazie al progetto Horizon della Caritas diocesana di Adria-Rovigo. Con la curatrice Melania Ruggini e le artiste Lisa Bettini e Monica Varliero hanno realizzato due pannelli collettivi, fatti di segni, simboli e pezzi di storia personale. Alla fine sono arrivati gli attestati di partecipazione, che qui dentro non sono un pezzo di carta qualsiasi.

Le artiste hanno notato in alcuni ragazzi una vera predisposizione per il disegno e la pittura. Adesso sul tavolo c'è un'idea: portare i murales direttamente sulle pareti dell'istituto. Un muro dipinto da chi ci vive dentro smette di essere soltanto un muro.

A luglio la direttrice ci aveva spiegato che molti di questi ragazzi faticano a immaginare, e che senza immaginazione non c'è cambiamento. Due pannelli non cambiano una vita. Dimostrano però che questi ragazzi, se c'è la possibilità e una buona guida, sanno cominciare.

Le piccole cose

Nel cortile, che i ragazzi chiamano "aria", e nelle sale della socialità delle tre sezioni qualcosa è cambiato. Oggi ci sono tre biliardini e due tavoli da ping-pong, nuovi e robusti, comprati con la generosità di offerte e le donazioni. Ora assomiglia un po' ad un oratorio: gruppetti spontanei che si formano, partitelle che diventano tornei, quattro chiacchiere da cui nascono domande profonde, e inevitabilmente poi qualcuno che cammina avanti e indietro con il Don perché ha bisogno di confrontarsi, cercare un senso e aprire il proprio cuore.

C'è poi un gesto che si ripete sempre più spesso: scrivere una lettera, chiuderla in una busta e spedirla per posta. Alla famiglia, a un fratello, a un amico, alla fidanzata. Sembra niente, un gesto d'altri tempi. Per un adolescente del 2026 è un atto per nulla scontato. Ma è importante, perché una lettera tiene vivo un legame che il carcere rischia di spezzare. Per facilitare le cose e velocizzare i tempi, i francobolli li offrono i volontari.

Arrivano anche altre cose, piccole e concrete: dieci calcolatrici per la scuola, quattro racchette nuove da ping-pong, merende. Una mano importante viene dall'associazione La Prima Pietra, legata all'IPM di Treviso prima che chiudesse i battenti, che ci sta passando vestiti, biancheria, giochi, materiale sportivo e libri.

Da fine giugno la S. Messa è diventata settimanale: ogni domenica alle 17. Partecipano tra i cinque e i dieci ragazzi, con biografie personali tra le più intricate e cammini spirituali improbabili, eppure sono tutti molto curiosi e disponibili a vivere questo incontro ormai abituale. Ogni tanto si affaccia anche qualche musulmano, che ascolta con rispetto e serietà. A turno la animano una decina di volontari: scout, coppie di sposi, giovani animatori, consacrati e consacrate. I ragazzi chiedono di loro, se tornano e quando. Un legame che germoglia dall'ascolto e dalla condivisione .

Chi tiene in piedi l'istituto

Il 30 settembre una delegazione della UIL Polizia Penitenziaria ha visitato l'istituto e ha descritto una situazione pesante. Gli agenti effettivi sono meno di 30 contro i 46 necessari, con oltre cento ore di straordinario al mese e riposi che arrivano anche dopo venti giorni. Ad agosto un altro sindacato aveva già denunciato che non c'era nessun impiegato amministrativo sui sette previsti; carenza che tuttora permane. Tra gli educatori, oggi ce ne sono tre sui nove previsti.

Il 1° ottobre ha risposto Antonio Sangermano, capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, con un comunicato del Ministero. Annuncia nuovi agenti entro metà ottobre, presi dalla graduatoria dell'ultimo corso. Entro fine anno dovrebbero arrivare gli educatori e gli amministrativi che mancano in organico.

Il 23 settembre è ricominciata la scuola, con tre classi: obbligo formativo, triennio delle superiori e alfabetizzazione. Coinvolgono quasi tutti i ragazzi. Accanto alla scuola sono partiti diversi laboratori: teatro, gestione delle emozioni, rap, un percorso sui comportamenti, l'orto sociale. Si sta lavorando anche a nuove proposte sportive.

Parleranno i fatti. Ma se quei numeri diventeranno realtà, sarà la prima volta che l'istituto lavora con l'organico per cui è stato pensato. Lo diciamo con un ottimismo cauto, perché quando chi custodisce è sfinito anche il lavoro educativo si inceppa. La dignità di chi lavora qui e il bene dei ragazzi sono la stessa partita.

Una rete che si allarga

Il 23 e il 24 settembre Caritas Italiana ha convocato a Roma le realtà del progetto Jobel, che ha sostenuto le attività dei volontari negli istituti minorili di tutta Italia. C'era anche l'IPM di Rovigo, che ha raccontato come il progetto abbia preso forma a nord-est. Prima la formazione dei volontari e degli operatori esterni. Poi il coordinamento e l'intreccio della rete territoriale attorno all'IPM. Quindi i laboratori con i ragazzi per tutta la pausa estiva, Ferragosto compreso: murales, musica e scrittura di canzoni, scrittura creativa, fumetto, podcast, riciclo della plastica, teatro. Qui la presentazione del progetto, a gennaio [https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2026-01/caritas-intesa-san-paolo-54-progetti-aiuto-detenuti-famiglie.html] 

Il 27 settembre "I Cellanti", la trasmissione di Radio Vaticana dedicata al mondo del carcere, ha aperto la puntata con un servizio sul nostro istituto, raccontando uno dei laboratori dell'estate [https://www.vaticannews.va/it/podcast/rvi-programmi/il-cellante/2026/09/i-cellanti-27-09-2026.html]

Qualcosa si muove anche nelle università. C'è già una  stretta collaborazione con il Dipartimento FISPPA dell'Università di Padova, nel progetto Horizon ma non solo. In queste settimane, inoltre, cominciano a cercarci studenti alle prese con tesi di giurisprudenza e di pedagogia: sulla custodia cautelare dei minorenni, sulla giustizia riparativa e la messa alla prova, persino sui ragazzi che i giornali chiamano "maranza".

Per l'anno che comincia stiamo parlando con oratori, associazioni, società sportive e scuole del Veneto. Pensiamo a laboratori da proporre quando non c'è scuola, ad attività nei fine settimana, e soprattutto alla pausa natalizia, sempre troppo lunga e difficile. Ogni proposta è un'occasione di incontro tra ragazzi dentro e ragazzi fuori, un momento di normalità, un tempo investito invece che perso ad aspettare che finisca la detenzione.

Come aiutare

Un aiuto piccolo e immediato: francobolli e buste, cancelleria, prodotti per l'igiene personale. Servono anche scarpe, ciabatte e capi d'abbigliamento da ragazzo, nuovi o, se usati, in ottimo stato. Prima di portare qualsiasi cosa, però, scriveteci. Le regole sono stringenti: non tutto quello che viene donato può entrare, e dentro un istituto penale ogni materiale deve essere autorizzato.

Continua la raccolta fondi per attrezzare gli spazi comuni (sala giochi, palestra e area fitness esterna), finanziare progetti educativi, comprare biancheria intima, materiale scolastico e prodotti per l'igiene personale. L'obiettivo è rendere il tempo della detenzione dignitoso e quindi utile allo scopo rieducativo.

Per informazioni su donazioni di materiali e per organizzare raccolte: cappellania.minorile@caritasrovigo.org

Le donazioni in denaro sono raccolte tramite l'Associazione Il Manto di Martino ETS, strumento operativo della Caritas diocesana di Adria-Rovigo. Le erogazioni liberali sono fiscalmente deducibili ai sensi della normativa vigente.

Intestatario: Associazione Il Manto di Martino ETS
IBAN: IT49 U030 6909 6061 0000 0140 482
Causale: Erogazione Liberale IPM

 

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